Gli errori più gravi sul trattamento dell’acqua

Gli errori più gravi sul trattamento dell’acqua

1) Non verificare lo stato dell’impianto prima di iniziare un risanamento

È raccomandato fare una prova di tenuta sull’impianto da lavare prima di iniziare il risanamento per evitare che si verifichino successive perdite.
Nel caso sia montato un contalitri sulla valvola di rabbocco/alimentazione dell’impianto (obbligatorio per impianti oltre 35 kW), verificare che sia funzionante e controllare che non ci siano delle perdite.

2) Effettuare il lavaggio dell’impianto solo con acqua
L’errore più grave, molto frequente sugli impianti, è il semplice svuotamento, risciacquo e successivo ricarico con acqua di rete, senza usare un pulitore specifico.
Questo comporta che sedimenti e depositi solidificati non verranno asportati dall’impianto e continueranno a circolare, perché passano parzialmente in soluzione con il carico di acqua pulita la quale risulta ossigenata. Questo comporta dei notevoli rischi di danneggiamento, soprattutto a componenti ad alta efficienza come scambiatori a piastra, valvole termostatiche ecc. Un impianto lavato solo con acqua, rimane un impianto sporco con tutte le sue problematiche, danneggiando soprattutto componenti nuovi che hanno alti rendimenti.

3) Trattare solo con i polifosfati gli impianti sanitari per l’impianto di riscaldamento
L’utilizzo di polifosfati o di altre sostanze impiegate per la stabilizzazione della durezza dell’acqua sanitaria (circuito aperto) non hanno un' efficacia a lungo termine negli impianti di riscaldamento.
Perché?
I polifosfati sono stabili fino ad una temperatura massima di 55-60°C, ma con queste temperature sono molto limitati nella durata. Nei circuiti chiusi, con temperature costanti di 55-60°C e in presenza di altre impurità nell’impianto come fanghiglia ecc. , possono creare dei sedimenti molto solidi nei punti più caldi dell’impianto.
Inibitori per impianti di riscaldamento sono molto più stabili all’idrolisi e all’azione della temperatura, mantenendo la loro efficacia anche per anni.

4) Effettuare un risciacquo insufficiente dopo il lavaggio
Residui del pulitore in fase di riempimento con il condizionante (inibitore), possono consumarlo in parte e causare risultati indesiderati sul condizionamento.
Prima di procedere con il caricamento del condizionante protettivo nell’impianto, eseguire SEMPRE un abbondante risciacquo!

5) Rabboccare impianti solari con glicole
Miscele glicolate con un pH inferiore a 7,5 richiedono un accurato lavaggio dell’impianto e una sostituzione totale del glicole. Rabbocchi su glicole consumato degradano il glicole nuovo in brevissimo tempo ed è di conseguenza un’operazione inutile.
MAI mescolare liquidi anticongelanti di due marche diverse, salvo se confermato la loro compatibilità della scheda di sicurezza (es. se entrambi i prodotti hanno lo stesso produttore). Per impianti solari e geotermici utilizzare solamente liquidi termovettori ATOSSICI a base di glicole propilenico.
Questo vale anche per tutti gli impianti di riscaldamento che hanno uno scambiatore bitermico che produce acqua calda sanitaria e acqua calda per l’impianto di riscaldamento.

6) Non effettuare il controllo periodico di un trattamento
Con il risanamento (lavaggio) di un impianto termico si puliscono tutte le superfici interne delle tubazioni e dei componenti; tutte le parti con una corrosione in atto saranno decapate. L’inibitore inserito va a filmare le superfici intatte, mentre le superfici che erano soggette a corrosioni attive devono essere fermate (inibite) per poi essere coperte sempre dal film protettivo. Questo può comportare un consumo notevole dell’inibitore e di conseguenza è MOLTO IMPORTANTE IL PRIMO CONTROLLO DEL DOSAGGIO CORRETTO DELL’INIBITORE ALMENO DOPO 6 (MAX. 12) MESI. rif. UNI 8065 art. 7.3 Analisi e controlli ordinari, loro frequenza e punti di prelievo: «Due volte all’anno durante la stagione di utilizzo degli impianti»

7) Trattare impianti di riscaldamento trattati con un condizionante SBAGLIATO!
L’uso di prodotti condizionanti non idonei per il tipo d’impianto possono creare danni notevoli a tutti i componenti presenti in un impianto.

Consulta il nostro catalogo Guida all'acquisto n° 11 da pagina 220 a pagina 225

Maggiori informazioni in allegato